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AUTORE DI TESTI E IMMAGINI:
MARTINA VERZASCONI BARONCHELLI

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11 ottobre 2021

Arrivederci Afrika!

Tratto da: www.stefanocattinelli.it

L'uomo e gli animali sono legati da un livello di comunicazione che non è di tipo mentale ma emozionale. Quello che per noi rappresenta il massimo della nostra evoluzione e cioè il pensiero, per gli animali è rappresentato dalla componente emozionale: gli animali vivono per sentire.

Durante il percorso nella vita che facciamo con il nostro animale, si manifesta una progressiva e rapida, fusione di emozioni

Tra i due, quelli che sperimentano una maggior varietà di emozioni e sentimenti siamo noi, l’animale si fonderà progressivamente all’interno della nostra “anima “, diventando come uno di quei filamenti biancastri che rendono l'arancia o un frutto compatto. O meglio, diventeranno un piccolo frutto all’interno del frutto principale.

Al momento della morte, quale delle due bucce viene coinvolta? Quella del frutto piccolo o quella del frutto grande? Quale componente emozionale prova dolore, la mia o la sua? E con l’eutanasia, quale dolore tento di eliminare, il mio o il suo?

il dolore che prova l’animale non è di tipo fisico ma di tipo emozionale. La sua componente emozionale dunque sente, perché, al contrario dei pensieri che servono per ragionare, le emozioni fanno parte del sentire, e poiché negli animali il pensiero non è una delle qualità più spiccate, gli animali non faranno altro che fare quello per il quale sono stati creati: il sentire. Cosa sentono gli animali in questo momento? Sentono se stessi e sentono chi gli sta vicino in quel momento. Sentire se stessi è facile, perché in loro, il sentire se stessi prende il nome di istinto, e cioè per istinto loro sono abituati a lasciarsi morire. Tra gli animali non esiste una mano con una siringa contenente un liquido mortale che subentra nel momento del bisogno per evitare le sofferenze. Non esistono scorciatoie per evitare questo passaggio obbligato.

Dunque l’istinto, agli animali, dice “ora lasciati andare; lascia che quello che deve avvenire avvenga”. Nell’ultimo atto la Natura, soprattutto se ci riferiamo ai carnivori, ai predatori come il cane e il gatto, non ha previsto il dolore.
Allora se l’animale prova dolore non è dolore emozionale legato all’evento in sé, perché in questo atto, essendo uguale alla nascita e quindi rappresentando la fine di un naturale processo, non è contemplato il dolore, allora da dove nasce la possibilità di sperimentare questo dolore?

L’animale è un piccolo frutto dentro un frutto più grande, dove il frutto più grande, ovviamente siamo noi. Quello più piccolo occupa un posto all’interno di quello più grande. Occupa un posto fisico. Quando l’animale muore questo posto che occupava da molti anni, rimane vuoto. La separazione di questo piccolo arancio, provoca una ferita in noi, che corrisponde al posto occupato precedentemente dall’animale. La ferita provoca dolore. Ovviamente il dolore che noi proviamo non è fisico, ma emozionale.

Accade dunque che prima di arrivare all’evento finale, di solito si passa attraverso a tutta una serie di sforzi terapeutici per tentare di guarire il nostro animale. Questi tentativi possono durare da qualche giorno a parecchie settimane. Durante questo percorso noi speriamo, o addirittura siamo fermamente convinti, che i farmaci che gli stiamo dando svolgeranno il loro compito e l’animale si salverà. Qualche volta questo accade, ovviamente dipende dal problema, altre volte, soprattutto se l’animale è anziano, no.

Esattamente qui sta tutto il nocciolo della questione, l’ago dell’intera sofferenza animale, ovvero se decidiamo di far soffrire il nostro animale, perché non abbiamo compreso quello che sta accadendo, o decidiamo di non farlo soffrire, delegando la nostra libertà interiore a qualche farmaco che impedisce alla nostra interiorità di esercitare la funzione per la quale è nata: sperimentare il mondo emozionale.

Come sempre esiste una terza via ed è la via della sperimentazione cosciente, e cioè sentire quello che sta accadendo, come fanno gli animali, e modificare con amore la rotta. Dal dolore all’accettazione della morte. Questo ci richiede di fare l’animale che vive con noi. Ce lo richiede perché vuole morire serenamente, come la Natura gli ha insegnato a fare, e perché ha delegato a noi la scelta del luogo e del momento più opportuno.

Il più delle volte, però, questa opportunità non gli viene concessa, perché essendo parte di noi, è legato indissolubilmente alle nostre emozioni, alla nostra paura nel vivere il dolore, alla poca fiducia che abbiamo nel donargli il più grande regalo di tutta la sua vita e alla nostra inadeguatezza a vivere consapevolmente tale evento.

La persona deve sentire, come fanno gli animali, quando non c’è più niente da fare, deve sentire che sospendere le terapie è la scelta più consona affinché l’animale possa riacquistare la sua libertà. E per ultimo deve, dentro di sé, trasformare il dolore in ringraziamento. Questo non significa assolutamente reprimere il dolore. Non significa fare finta che non esista o evitare di piangere, perché lui lo sente e dentro di sé sperimenterà una lacerazione incontenibile.

L’animale sente il nostro dolore, e lo accetta, come manifestazione del nostro vissuto emozionale, ma l’animale sente anche il nostro sentimento di ringraziamento, e di questo ha maggiormente bisogno nel vivere questa transizione. Il dolore lo trattiene, il ringraziamento lo lascia andare.

Conclusioni

Come si fa a capire se questa esperienza è stata vissuta secondo una sperimentazione cosciente? Se la persona dice: “Non prenderò mai più un cane (o un gatto), ho sofferto troppo”, vuol dire che si è immedesimata per troppo tempo in questa posizione; per troppo tempo è rimasta fissa sul suo dolore e non ha sentito quello che accadeva intorno a sé.

Nella fase terminale di accompagnamento di un animale verso la morte viene richiesta una certa velocità di elaborazione, una certa duttilità nello sperimentare nuovi passaggi interiori, perché l’animale aspetta che noi li facciamo per morire serenamente. Il tempo e le modalità nelle quali si svolgerà tale evento dipenderanno esclusivamente da noi, dalla nostra abilità nel metterci in gioco.

Penso che per amore nei confronti del nostro animale valga la pena tentare di vincere quelle piccole resistenze che ci ancorano a quel modo di essere che ci tiene lontani dalla dimensione animale nella sua completezza. Penso che per concludere un rapporto d’amore non ci voglia altro che amore e per ringraziare bisogna riconoscere. Per riconoscere bisogna, ancora una volta, amare.

Quello che segue è un mio pensiero personale.

Parto con la premessa che non esiste nessun ponte dell'arcobaleno, quindi vi prego di non commentare questo post o il video sui social con la frase:  “buon ponte” perchè mi farà ancora più male. Ponti, paradisi per gli animali ecc... sono invenzioni umane che ci raccontiamo per stare meglio, per rendere il tutto meno doloroso. La realtà è che rimane un grande Buco Nero (come direbbero i miei figli) alla loro dipartita.
Quando prendiamo un cucciolo o un animale dentro di noi siamo convinti di mettere in conto, che prima o poi se ne andrà. Ma la realtà è che non siamo mai pronti a questo momento. Pensiamo che capiterà tra molto tempo, e invece il tempo è spietato in questo senso, il momento arriva così presto.
Afrika se ne è andata. È partita sabato 9 ottobre alle 18 30 a casa nostra. Si è spenta tra le mie braccia e quelle di Davide, circondata dai bambini, dal suo compagno di avventure Nyal. Ha deciso lei quando e in qualche modo loro sanno quando arriva il momento. La morte è un momento importante che porta grandi insegnamenti e dobbiamo essere pronti ad accoglierlo e successivamente comprenderlo.

Ho trascorso un mese a piangere e a disperarmi per la sua imminente partenza. Mi sono chiesta se avessi potuto fare di più per lei. Se mi fossi accorta prima, se avessi trascorso più tempo con lei ecc... Ho pianto tutte le mie lacrime, in mezzo alla disperazione più totale ho pensato di seguirla in qualche modo. Ho pensato a come poterla salvare, ho pensato quanto fosse ingiusto il fatto che loro se ne vanno prima di noi. Mi sarebbe persino piaciuto ripartire i nostri anni di vita tra me e loro.

Afrika era un cane dalla forza d'animo straordinaria. L'ho amata tantissimo la mia Afrika, insieme abbiamo vissuto tantissime avventure, mi ha dato tante soddisfazioni, ma soprattutto lei era il mio alter ego. L'ho amata in modo così viscerale e profondo che la sua scomparsa mi brucia l'anima. Mi fa stare così male non averla più qui.
L'ho amata così tanto che ho pensato di non volere mai più avere un animale in vita mia per non rivivere questo dolore. Il pensiero di dover provare in futuro questi sentimenti mi rende ancora più triste. Sono persino arrivata a rimpiangere il giorno che ho deciso di camminare con i miei lupi.

Poi ho capito che la mia amarezza era dovuta al fatto che avrei voluto più tempo! Ma qualsiasi cosa avessi fatto sarebbe stato del tempo guadagnato per me e non per lei.
Poi ho riflettuto sui nostri 12 anni trascorsi insieme, e la primissima cosa che mi è venuta in mente è stata un frase che disse Madre Maria Teresa di Calcutta: „Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all'oceano mancherebbe.“

Se la nostra vita fosse paragonata a un oceano, la presenza di Afrika in essa è stata una goccia, ma senza quella goccia nella nostra vita sarebbe mancato qualcosa.

Mi sono accorta di quanto ero stata felice e fortunata averla con me di quanto amore ho dato e ricevuto. Ho cercato così di trasformare il dolore che provavo per la sua perdita, in gratitudine per ciò che ci ha dato.

Ho scoperto di avere così tanto amore per questa razza e per gli animali, che non chiuderò mai il mio cuore, perché ciò che ci regalano nel poco tempo che gli è concesso è meraviglioso e supera di gran lunga il dolore che proviamo dopo. Il dolore emotivo è unicamente un sentimento umano. Gli animali nascono, vivono e muoiono, non si pongono quesiti in tal senso.


So che un giorno la rivedrò, so tornerà prendere il suo compagno Nyal quando sarà il momento.

Non le chiedo di aspettarmi né di venirmi a prendere quando sarà la mia ora, perché so che Afrika è superiore e ha procrastinato abbastanza su questa terra.

Lei mi aspetterà nel nostro posto, dove aspetterà anche i figli del male, per dargli una ripassata e dove attenderà che tutti gli affetti della nostra famiglia si ricongiungeranno.


Quando è partita Afrika ha portato con sé un pezzetto dei nostri cuori e solo quando saremo di nuovo tutti insieme, e il nostro cuore tornerà di nuovo integro, potremo proseguire il nostro viaggio insieme per sempre.
Afrika non smetterà mai di mancarmi e non riuscirò mai a smettere di cercarla. 





Afri, ti cercherò in ogni fiume, dietro ogni sasso e pianta, dentro i boschi, ti cercherò in ogni cosa bella che farò o ci capiterà, e in ogni passeggiata mi girerò per cercarti o chiamarti, e piangerò quando non ti vedrò arrivare.
Ti cercherò in mezzo a una rissa per cani sperando di scorgerti mentre dai una man di botte a tutti.
Per quanto riguarda i figli del male ormai ho capito non c'è rimedio, non c'è trucco  inganno per tenerli a bada :), li terrò così :) per la missione “caniminchia” non preoccuparti, Arya proseguirà ciò che tu hai cominciato. 


Ti amo tantissimo Afrika! Arrivederci Luporka






09 luglio 2021

Masse benigne

Dopo diversi giorni di attesa, ieri sera è arrivato il referto istologico della massa tolta ad Afrika il 1 luglio u.s.

Per fortuna la massa si è rivelata essere di natura benigna. Probabilmente si è formata in seguito a un trauma. In ogni caso se si fosse rotta sarebbe  morta per emorragia. Questo non significa che dormirò sonni tranquilli, a cadenze regolari farò le loro ecografie preventive. 

Solo la prevenzione può scongiurare il peggio.

A tal proposito mi torna in mente la storia di una lupa ospite in un parco negli stati uniti che fu sterilizzata. Quando le fu aperto l'addome, i veterinari notarono che il peritoneo era coperto di macchie rosse violacee, come una coperta a pois. Prelevarono un campione per capirne la natura e, dopo gli esami del caso, si è rivelato essere tessuto splenico totalmente benigno. Probabilmente la presenza di questo tessuto a livello di peritoneo era dovuto a un trauma 

Sono molto felice di aver ricevuto questa buona notizia. In realtà, pur avendo tolto tutto e avendo fatto tanta prevenzione, mi ero rassegnata a dover salutare la mia Afrika prima di quanto avrei voluto/dovuto. In fondo 12 anni, di cui 6 di danni e terrore causati dai figli del male che ha messo al mondo, cominciano ad essere tanti. Però mi sono accorta che per noi non è mai il momento giusto. Mi ero ripromessa che qualora fosse stato un emangiosarcoma (HSA) e se le aspettative di vita fossero state di poche settiamne, le avrei fatto vivere dignitosamente il tempo che le restava senza accanimenti terapeutici. Se fosse stato necessario solo un ciclo di chemioterapia magari lo avrei anche fatto, avrei valutato in un secondo momento.

Ma guardando i miei cani e dalla mia esperienza personale sono fermamente contraria all'accanimento terapeutico. Non potrei mai immaginarmi un clc che sopravvive, o "tira avanti", solo perchè voglio essere egoista e tenerlo ancora vicino a me per qualche settimana. Con questo non voglio giudicare chi invece sceglie altre strade, penso che solo vivendo sulla propria pelle una determinata esperienza si possa esprimere un parere in tal senso.

Afrika si è ripresa molto bene dall'intervento, sembra ringiovanita ed è piena di energia. Lo sguardo è presente e attento, ha ripreso a rubare e a fare la vita di prima. Il tumore era una enorme spugna che le toglieva energia. A detta della equipe che l'ha operata non sarà mai più la stessa, forse avrebbero dovuto spiegarlo direttamente a lei. In ogni caso in parte è vero ciò che mi hanno detto.

Afrika è stata operata 4 anni fa per una piometra. È stata sterilizzata e da allora è cambiata. È cambiato anche l'atteggiamento degli altri membri del branco nei suoi confronti. Ogni volta che interveniamo sul nostro cane dobbiamo sempre riflettere bene sulle conseguenze che porterà. Naturalmente vi sono interventi che non possono essere evitati in quanto la vita del nostro cane è davvero in pericolo; ma non capisco come la gente non si ponga nessun problema mettere il proprio cane sotto i ferri a cuor leggero per un intervento non necessario, o sottoporlo a trattamenti di bellezza e rifiutarsi di effettuare una ecografia o un emocromo.

Noi siamo state fortunate, ma per chi mi legge vorrei ricordare quando raggiunge una certa età quando andate dal veterinario a fare il richiamo dei vaccini una volta all'anno richiedete anche una ecografia addominale e un emocromo completo, anche se il vostro animale sta bene. La clinica dove vado io effettua ecografie addominali preventive ed emocromo a costi accessibili a tutti.

Non sottovalutate nessun sintomo nel vostro cane, controllatelo anche voi regolarmente.

Ancora una volta vorrei ringraziare tutto il team della clinica veterinaria Stefanini e Poniti, a Silvia per aver visto la massa, a Sara, Elisa e Sonia. A Paul che opera e mi manda i referti anche quando è in vacanza, perchè per lui il suo lavoro è una missione vera e propria.


01 luglio 2021

Prevenzione

È da molto che non scrivo sul mio blog. Oggi, pur ritenendomi abbastanza fatalista, vorrei parlare di prevenzione. Premetto che io non credo molto nella prevenzione sull'essere umano perchè noi umani abbiamo del tutto perso l'etica professionale e non, ma credo (per ora) nelle tempistiche di diagnostica (prevenzione) sugli animali.

Nella mia piccola esperienza nel mondo della cinofilia, ho imparato che purtroppo ci sono dei tumori che si sviluppano nell'addome che non presentano sintomi. Quando quest'ultimi appaiono, la prognosi è ormai infausta. Spesso la diagnosi avviene in modo casuale. Ho sentito di cani che sono stati aperti e subito dopo richiusi perché non operabili, ho sentito di cani aperti mentre vi era già una emorragia in atto, la cui prognosi è stata di poche settimane e così via.

Da qualche anno porto periodicamente, ogni 6 mesi, i miei cani più anziani a fare una ecografia addominale preventiva con lo scopo di scongiurare eventuali tumori e, nel caso mi dovessi confrontare con uno di questi mali, avrei il tempo di capire come agire.

Ebbene durante il mio controllo periodico, ad Afrika, il medico ha riscontrato una massa splenica di ben 12 cm! 6 mesi prima era pulita e dopo 6 mesi aveva una massa enorme! Dall'ecografia non risultavano altri noduli o masse.  Dopo 24 ore dalla diagnosi Afrika è stata operata da una equipe eccezionale. Prima però, le è stata fatta una RX per valutare se vi fossero noduli o brutte sorprese. Per fortuna la lastra era a posto, e l'intervento è andato bene. La milza e la massa sono state rimosse completamente senza imprevisti e senza sanguinamenti da parte di quest'ultima. La massa si stava già lacerando, quindi era una questione di poco prima che si rompesse.

La massa era enorme davvero! Abbiamo mandato un campione a fare l'esame istologico per dargli un nome e un cognome. Se fosse benigna Afrika continuerà a vivere tranquillamente gli anni che le restano, se fosse maligna le aspettative di vita saranno diverse.

La vita di Afrika oggi stata salvata in extremis, e devo ringraziare la dottoressa che effettua le ecografie, i prelievi e i dottori che l'hanno operata. Sono riusciti ad intervenire in tempo prima che fosse troppo tardi. Oggi siamo felici e ci sentiamo particolarmente fortunati!

Perchè ho scritto questo post? Perchè la gente possa trarre le proprie conclusioni, perchè altri cani possono essere salvati, i cani si possono salvare!

Afrika non presentava alcun sintomo. Quando abbiamo scoperto la massa gli ho fatto fare anche un emocromo, che risultava perfetto! Afrika era sempre la stessa: saltava, mangiava, caratterialmente era sempre lei. L'unica cosa che ho notato, visto che vive in simbiosi con noi era un po' più tranquilla del solito e il suo sguardo mi sembrava diverso, ma erano delle sensazioni, personali, inoltre sono tutti sintomi che possono essere imputabili ai suoi 12 anni. 

Inoltre mi premeva ricordare che:

1. dobbiamo goderci il nostro cane, per godere intendo anche di pensare bene a cosa gli stiamo facendo fare, troppo spesso mettiamo noi e il nostro ego prima dei suoi reali bisogni. Amiamoli! In fondo sono sempre troppo pochi gli anni che trascorriamo insieme!

2. Fate le ecografie annuali! Non sono costose e non sono invasive, vi possono far risparmiare soldi e, qualora doveste venire confrontati con un male incurabile, avete il tempo necessario per decidere in modo razionale e non quando si è in balia degli eventi.

3. Solo le analisi del sangue la visita di controllo NON SONO IN GRADO di rilevare in tempo certi tumori. I cani non parlano, non ci possono dire che si sentono stanchi e affaticati. 

È vero che non si può correre ogni mese a fare esami e vivere costantemente nell'ansia, ma una semplice ecografia preventiva e un analisi del sangue una volta all'anno possono essere di grande aiuto.
Leggo sempre più spesso di proprietari che portano il proprio cane dal veterinario per tagliargli le unghie o per il naso che cola o un po' di tosse, oppure lo portano quando il suo stato di salute è talmente deteriorato che resta ben poco da fare.

Spendiamo soldi su soldi per accessori inutili! Perchè diciamocelo dai: al cane cosa interessa se il guinzaglio è della julius k9 oppure è una semplice corda di pelle? Il cane non è più un compagno, ma è diventato uno status!

Va regolarmente dal toalettatore, gli compriamo il cappottino, la cuccia ultimo modello, lo laviamo, lo PROFUMIAMO!!! Lo trasciniamo con noi obbligandolo a socializzare e condurre uno stile di vita che non gli appartiene. Corriamo ad assicurarlo a stipulargli una sorta di "cassa malati" nel caso stesse male (che se facciamo due conti nell'arco della vita del nostro cane possiamo acquistarne 40 di cani con quello che spendiamo di premio e franchigia).
Poi però quando bisogna sborsare 100 - 150 franchi per un ecografia (e chi chiede di più a mio avviso è un ladro), facciamo mille speculazioni. Il guinzaglio della julios k9 si ma l'ecografia no!? Siamo sempre pronti a criticare gli altri e a rivendicare i nostri diritti, perchè noi paghiamo le tasse ecc, ma di doveri non ne parliamo mai (guai ad avere dei doveri). Non siamo in grado di occuparci delle nostre di responsabilità!!! Siamo così incoerenti ed egoisti che nemmeno ci accorgiamo di ciò che capita attorno a noi. Nemmeno la pandemia in corso è riuscita a insegnarci qualcosa.

Qualcuno che legge mi dirà: ma in fondo è un cane, prima o poi deve morire. Sono d'accordo, si nasce, si vive e si muore. Ma un conto è morire con dignità sapendo di aver dato al nostro animale il meglio e aver fatto di tutto per garantirgli una vita e una fine dignitosa (che poi anche qui si potrebbe aprire un vasto capitolo sul significato di dignità; un conto è crepare in sofferenza dicendo "ma tanto non si poteva fare niente".

Forse molti hanno dimenticato che il nostro cane non è venuto alla nostra porta a suonare "eccomi sono il tuo cane". Noi siamo andati a prenderlo, noi lo abbiamo scelto e lo abbiamo portato a casa.
Dal momento in cui abbiamo deciso di accoglierlo in casa nostra siamo anche responsabili di tutto ciò che gli concerne, compresa la sua salute.

Qui di seguito trovate alcune foto della massa splenica estratta dall'addome di Afrika.









 



19 gennaio 2014

2014 Quarto viaggio a Merzig al Wolfspark di Werner Freund

Il 2014 comincia all'insegna dei lupi! Per la quarta volta ci apprestiamo ad andare a trovare l'uomo lupo più vecchio del mondo.
Prossimamente con l'educatrice Katia Verza ci recheremo nuovamente a Merzig.
Non ci aspettiamo di scoprire il segreto dei lupi, perchè quello va vissuto, ma di sicuro ci perderemo ad osservarli e fotografarli ed annotare le nuove sensazioni, perchè i lupi vanno vissuti ogni lupo è l'attimo che non ritorna mai.
E poi chissà magari facciamo anche qualche incontro a sorpresa...

Durante lo stage del 9 marzo 2014 seguiranno news sulla data.





13 ottobre 2013

Il nostro terzo viaggio verso il Wolfspark di Werner Freund

Lo scorso fine settimana con Katia Verza dell'allevamento amatoriale Sulle Orme del Lupo, ci siamo recate per la terza volta al Wolfpark di Werner Freund.
Con il tempo e le foto non siamo state molto fortunate; il viaggio di andata è stato lunghissimo e pieno di imprevisti, colonne, traffico, lavori in corso, frontalieri francesi e tedeschi in rientro verso le loro abitazioni per il week end. Inoltre il tempo non è stato clemente in quanto ha piovuto tutto il week end infine la luce non era ottimale per fare fotografie.
Ma tutto questo non ci ha spaventato, la voglia di tornare dal vecchio uomo lupo e osservare i lupi superava di gran lunga tutti questi imprevisti.
Infatti, nonostante il clima umido abbiamo potuto osservare nuovi comportamenti nei lupi. Abbiamo visto un nuovo branco di lupi: lupi euroasiatici. Abbiamo potuto vedere ed incontrare nuovamente Werner che interagiva con i suoi lupi fuori dal solito spettacolo che da ogni prima domenica del mese.
Devo dire tra le altre cose che siamo state molto fortunate, visto che su tre volte che siamo andate al parco, tre volte abbiamo potuto parlare con lui, poche parole, momenti di silenzio intensi e carichi di emozioni e discorsi muti, ma che ci hanno tantissimo.

Purtroppo o per fortuna a dipendenza da che prospettiva si vuole guardare la cosa, ho dovuto portare Nyal e Afrika con noi, anche se avrei evitato volentieri di sfacchinarli nuovamente fino a Merzig.

Questa volta abbiamo visto un Werner Freund molto diverso dall'ultima volta.
Ma andiamo con ordine.
Sabato ci siamo recati al parco, pioveva molto, non avevamo con noi i cani, e abbiamo visto pochissimi lupi.
Ma nonostante i lupi di Werner vivono in recinti chiusi, quest'ultimi sono talmente ampi che non si può esattamente dire che siano lupi in totale cattività; è vero che interagiscono con Werner e due dei suoi stretti collaboratori, ma a parte questo se non si è fortunati i lupi non si riescono a scorgere a piacimento come capita negli zoo o nei parchi per animali.

Questa volta oltre ad un imprendibile paesaggio autunnale ricco di colori, abbiamo potuto vedere dei recinti che altrimenti non si scorgono. Probabilmente durante la notte i lupi vengono richiamati in cima alla collina, per evitare "incidenti" o eventuali incontri con lupi solitari che si aggirano liberi nei boschi adiacenti al parco. Vi ricordo che il Wolfspark si situa all'interno di una riserva naturale, piena di passeggiate per gli appassionati di escursionismo, animali selvatici per gli appassionati di naturalismo, moltissimi volatili per gli amanti del birdwatching e funghi per i gli appassionati della buona cucina.

Sabato non abbiamo visto molti lupi, però spingendoci in alto verso la collina, abbiamo sentito Werner "parlare" con i suoi lupi, allora ci siamo recati verso l'ultimo recinto in alto.
Werner si trovava la, all'interno del recinto, con i suoi lupi polari, era solo.
Vi era quale visitatore e noi.
Werner stava semplicemente li, sotto la pioggia scrosciante, i lupi erano accanto a lui.
Non cercava di toccarli o di attirarli a se, semplicemente stavano parlando tra loro, quando cercavano il contatto lui non glie lo negava, era un discorso complesso, fatto di sguardi e gesti molto intimi, che sicuramente possono sfuggire alla stragrande maggiornaza della gente di oggi.
Perchè oggi la gente vede il lupo, vede i soldi, vede il business, e non va oltre, perchè ci basta avere un cane lupo cecoslovacco per diventare tutti esperti.
Forse solo oggi riesco a capire il disprezzo nelle parole di Werner quando la prima volta ci disse che la maggiorparte della gente che possiede il cane lupo cecoslovacco, o il cane lupo di sarloos, è una merda. O quando ci diceva che quasi quasi tutti i proprietari di questi animali sono troppo stupidi per il loro cane...
Bisogna saper andare oltre le parole e i fatti.
L'impressione che abbiamo avuto durante quegli attimi è stata di un animale in gabbia, esattamente come i suoi lupi.
Werner Freund, l'uomo che visse con gli orsi e con i lupi, che ha girato il mondo, facendo esperienze indescrivibili, si ritrova all'alba degli 83 anni a dover dare spettacolo all'interno di un recinto con i lupi che tanto ama, davanti a mille persone, delle quali non gli importa un accidenti del vero messaggio che lui vuole dare; a dover rispondere alle domande idiote che la gente gli pone, a dover far parte di quell'ingranaggio commerciale, di quel meccanismo che si chiama business... lo ha portato nel corso degli anni ad appartarsi sempre di più, a distaccarsi dalla realtà che conosciamo oggi.

Ci rendemmo conto della fortuna che avevamo avuto ad incontrarlo sempre in forma privata, senza troppa gente in giro, della fortuna che abbiamo avuto a poter stare soli con lui, a quello che ci disse. Per me è stato un insegnamento preziosissimo.

Ma torniamo a Werner, lui stava semplicemente li, con i suoi lupi, preso dai suoi pensieri. Ogni tanto parlava con qualche passante che si trovava nei dintorni.
Aspettò che tutti se ne fossero andati prima di uscire dal recinto, alcuni escursionisti che passavano di li non lo capirono e si ostinarono a restare impassibili davanti alla staccionata, ma Werner non usciva. Solo quando la pioggia incessante scoraggiò anche lo spettatore più audace, finalmente Werner uscì dal recinto. Non voleva vedere nessuno, voleva stare in pace, solo con i lupi, con i quali secondo me riesce ancora a trovare quella pace interiore che noi non potremo mai comprendere.

Werner uscì dal recinto e se ne andò senza troppi preamboli. Andammo a mangiare all'ormai rodato Ristorante Roma, dal nostro amico Paolo. Essendoci l'Oktoberfest abbiamo potuto farci anche un bel giretto tra le le tipiche bancarelle e mercatini tedeschi.
Ritornammo nel pomeriggio al Wolfspark, facemmo ancora un giro all'interno del parco, ma la luce non era ottimale, riuscimmo a fare pochissime foto, non vedemmo nessun lupo.
Verso il tardo pomeriggio invece vedemmo nuovamente la macchina di Werner con lui alla guida, che si dirigeva susu verso la collina, dove lo avevamo visto il mattino.
Lasciò l'auto posteggiata sulla stradina, uscì dall'auto e proseguì a piedi, con un andatura che ho visto solo dai montanari allenati. I lupi non appena lo fiutarono corsero giù dalla collina.

Noi ci mettemmo in mezzo al bosco e aspettammo, ascoltavamo la natura, guardammo i colori dell'autunno, gli insetti, gli uccelli. Verso l'imbrunire vedemmo Werner tornare alla macchina, ci scorse in mezzo al bosco, e ci invitò ad andare da lui.
Ci fece qualche domanda, era molto stanco, ancora una volta ci parlò dandoci informazioni, quelle informazioni che non chiedi ma che ti vengono date attraverso le righe. Anche in questa occasione Werner Freund ci stupì sotto tutti i profili.

Quando se ne andò ci recammo verso casa. Werner è molto conosciuto presso gli abitanti del Saarland, basta conoscere le persone giuste e si può carpire molto sulla sua persona e sul retroscena di un personaggio come lui.

Il giorno successivo, il maltempo non ci ha dato tregua, ma la luce è stata comunque migliore e ci ha dato la possiblità di fare altre foto. Incontrammo nuovamente Werner. Questa volta portammo anche Nyal e Afrika.
Il giorno precedene abbiamo notato molti passanti con i propri cani, spitz, amstaff, whippet. In tutti queste occasioni i lupi non li degnarono di uno sguardo, anzi sono rimasti belli nascosti al riparo dala pioggia. La musica è cambiata, come avevamo già notato le altre volte, con Nyal e Afrika.
Ancora prima di mettere piede nel parco, ci siamo trovati alla rete i Timberwolf, questa volta ho avuto davvero un'attimo di paura, soprattutto quando hanno accennato ad arrampicarsi sulla rete.

Subito un gruppo di 15 persone ci è venuto attorno per vedere lo "spettacolino" che avevamo creato, di interazione tra i lupi e i cecoslovacchi.
Nel branco di Timberwolf abbiamo notato una femmina probabilmente incinta, questo si poteva notare dal ventre e dal comportamento degli altri membri nei suoi confronti, successivamente e solo osservando con attenzione abbiamo potuto vedere una buca dalle dimensioni molto grandi, simile ad una tana.
La loro pelliccia era folta folta, molto più scura rispetto a quella estiva, il loro temperamento così diverso da quello degli altri lupi.
Ci fu una sorpresa, Davide li aveva già visti il giorno precedente, ma noi non eravamo state altrettanto fortunate. C'era un nuovo branco di lupi, i più rossicci, più piccoli, diversissimi dagli altri lupi, ma di una bellezza incredibile. Non li avevamo mai visti durante le altre visite al parco.
Il loro temperamento era più calmo, sembravano quasi invitare Nyal e Afrika. I lupi mongoli invece, quelli più simili al CLC di aspetto e forse anche temperamento, erano tranquilli in mezzo alle fronde al riparo dalla pioggia.
Vista la reazione che Afrika aveva scatenato tra i lupi, per rispetto nei loro confronti decidemmo di rimetterla in automobile e di visitare il parco solo con Nyal.
Abbiamo notato come i lupi non consideravamo Nyal come una minaccia.
Anche Nyal stesso non sembrava particolarmente interessato a loro.
Penso che il suo istinto e il suo equilibrio gli abbia "consigliato" che non era costruttivo battersi o sprecare energie per farlo. Questo comportamento cambiava radicamente in presenza di Afrika.
Ciò mi ha confermato che il mio Nyal è un buon cane, ha un buon equilibrio e un buon carattere.
Per buon carattere non intendo un agnellino mansueto che si fa fare di tutto, ma un carattere dalla giusta tempra, non troppo sconsiderato ma nemmeno sottomesso all'uomo. Ma questa fu l'ennesima prova che il cane lupo cecoslovacco è diverso dagli altri cani, porta ancora un patrimonio genetico molto vicino al lupo, questo lo porta ad interagire ancora con i lupi anche se la loro comunicazione è comunuque una sorta di "dialetto".
Siamo noi che cerchiamo di modificarli a nostro piacimento o di plasmare la loro indole.
Afrika in particolare sotto molti aspetti è molo lupina, questo mi fa capire che probabilmente il suo odore è molto diverso da quello di Nyal e questo ha portato i lupi a comportarsi in altri modi.

Al recinto dei lupi polari solamente un lupo si è avvicinato al recinto, probabilmente era una sentinella.
Ci seguiva e puntava a vista. Nyal lo notò, ma non sembrò curarsene molto, era più impegnato ad osservare il gruppetto di persone che osservava incuriosito scattando fotografie a raffica.
Il lupo bianco ci seguì in tutti i nostri movimenti. Segnalò la presenza di Nyal a tutto il resto del branco con un ululato diverso dagli altri. Appurato che non era una minaccia, marcò il territorio e poi con due salti scomparve nel bosco.

Come consuetudine abbiamo fatto le nostre riflessioni.
Personalmente ritengo che non basta portare ai corsi o agli stage argomenti che hanno studiato altre persone, ma penso che sia importante portare la propria esperienza, vissuta sulla propria pelle.
Ci sono già troppi educatori/istruttori/consulenti cinofili in giro che vivono sulle esperienze fatte da altri, impartendo corsi o lezioni basandosi su dei libri o delle ricerche fatte da terzi.
Quando gli chiedi che cane hanno ti rispondono: "un carlino"
Io credo che solo portando il proprio lavoro la propria esperienza in prima persona ci fa crescere e ci da credibilità, ci arricchisce sotto tutti gli aspetti.
Werner Freund non si è limitato a scrivere dei libri a tenere stage, a farsi tanti bei soldini, come fanno molte persone oggi.
Di libri ne ha scritti pochissimi, eppure ha girato il mondo, non tiene nessuno stage, se vuoi parlare con lui devi alzare il sedere, andare fino a Merzig senza nemmeno essere sicuro di vederlo, lui parla solo tedesco con i visitatori, non si sforza nemmeno di venirti incontro parlando inglese o francese, devi saperti mettere in gioco. Perchè alla fine in tutte le cose è sempre quello che conta!
Non gli importa un fico secco del curriculum cinofilo che abbiamo o di quanti clc o ibridi o amercan wolfdog abbiamo, di quanto sono belli, di quanti campionati hanno concluso, delle discipline di lavoro che facciamo con loro, sinceramente penso che nella sua carriera militare abbia visto di meglio.
Eppure quando parla si mette in prima linea e parla in prima persona, parla di fatti che gli sono realmente accaduti e documentabili, senza citare fonti o bibliografie perchè le fonti alle quali attinge sono sè stesso e i suoi lupi. Non risponde con le parole che la gente vuole sentirsi dire, forse per questo che molti lo dipingono come scorbutico e animalesco.
Una cosa è certa: non sono i paroloni difficili con i quali si riempiono la bocca molte persone per essere più accattivanti, che fanno di noi dei cinofili esperti, perchè spesso dietro questo fiume di parole si nasconde tanta frustrazione, insicurezza e inesperienza. Oggi come oggi, dopo aver discusso diverse volte con Werner, dopo aver visto i lupi, ecc... posso dire che spesso la risposta giusta è quella più semplice, senza troppi giri di parole.

Per chi volesse maggiori informazioni sul nostro viaggio di Merzig, volesse sapere le nostre riflessioni e deduzioni, può iscriversi allo stage:


Vi lascio con qualche scatto del nostro viaggio











09 settembre 2013

SECONDO STAGE IN SVIZZERA "CHI È IL CANE LUPO CECOSLOVACCO"

Domenica 1 settembre 2013 presso il Ristorante Arca a Locarno, si è tenuto il secondo stage "conoscere il cane lupo cecoslovacco" tenuto dall'educatrice cinofila e allevatrice Katia Verza.
Molti mi diranno magari: ma quante volte lo vuoi sentire lo stage di Katia? Alla fine sono sempre le stesse cose che dice.
E invece no... perchè lo stage di Katia cresce con lei e con la sua esperienza.
Samuele Maggio, un partecipante dello stage di domenica, disse che lo stage di Katia non è come gli altri dove paghi per sentirti spiegare concetti teorici e basta senza spingersi oltre. Katia racconta la sua esperienza, il suo lavoro, senza paura di confrontarsi e di riconoscere i suoi errori durante il percorso che ha fatto fino adesso.
Il suo stage cresce con lei, viene arricchito ogni volta, perchè ci sono esperienze nuove, nuovi incontri e così via.
Personalmente ritengo che non si ha mai finito di imparare, il cane lupo cecoslovacco ti metterà sempre alla prova, possiamo avere anche mille lauree in veterinaria, dottorati in analisi comportamentale ecc, ma se vogliono faranno sempre e comunque quello che loro ritengono più opportuno.
Sono fermamente convinta inoltre che chi sa lavorare con un cane lupo cecoslovacco, per lavorare intendo anche relazionarsi con lui, beh, allora è in grado di farlo con tutti i cani. In quanto il lupo cecoslovacco ti mette alla prova fino all'ultimo, fino alla fine, non si stancherà mai di chiedere perchè, o di metterti in discussione, cosa che altri cani sono meno inclini in quanto di indole diversa e manipolati dall'umo all'inversimile.


Sono stata molto soddisfatta della riuscita dello stage, l'unica cosa che mi lascia un po' perplessa sono le molte richieste di informazioni che puntualmente mi arrivano riguardo allo stage e sul prossimo che verrà organizzato, ma queste persone sono poi le prime ad essere assenti o a inventare scuse magari campate per aria.
Adesso, informarsi è lecito come pure chiedere informazioni, partecipare non è obbligatorio, anzi... ma se non volete partecipare o volete avere le soluzioni ai vostri problemi per e-mail, ditelo subito che così nessuno perde tempo.
Ma quello che mi fa più specie è che alla fine sono proprio queste persone che al primo ringhio del loro cane alzano il telefono e pretendono la soluzione o la formula magica per risolvere un persunto problema.
Con questa affermazione non voglio criticare nessuno, ma vorrei solamente rendere attenta la gente che organizzare queste giornate non è un gioco da ragazzi, quindi siate onesti con voi stessi e con chi si impegna per organizzare le giornate.
Vorrei ringraziare Doris Krebs, per averci permesso di organizzare lo stage presso il suo Ristorante, per l'ottimo pranzo, per la bella compagnia.
Grazie a tutti i partecipanti ma sopratutto a Katia Verza per la disponibilità, pazienza e professionalità che dimostra durante questi stage.

Questa volta non ho nessuno scatto da postare, ma sul blog di Katia potete trovare qualche foto della gioranta.

02 agosto 2013

Ritornando al Wolfspark di Werner Freund, guardando i lupi di Werner Freund, incontrando Werner Freund per la seconda volta!

Sono appena rientrata dalla mia seconda visita al Wolfspark di Werner Freund per osservare i lupi e prendermi un breve periodo di relax.
Con l'educatrice cinofila Katia Verza abbiamo deciso di tornare a visitare il parco e il lupi di Werner Freund, perchè come dice Katia: gli animali, in particolare i cani, sono i migliori maestri di vita. Per poter cogliere quelle cose che durante la prima visita ci erano sfuggite.
Questa volta non avevamo appuntamento con Werner Freund, ma come ho già scritto nel precedente articolo non è bello annoiare continuamente le persone con domande futili, tampinarle per capire chissà quali segreti. Anche perchè come ho già spiegato diverse volte Werner è una persona che non si fa mica troppi problemi a mandarti a quel paese se non gli piaci o se ritiene che la persona che ha dinnanzi è un idiota a caccia di fotografie con gente famosa... mi basta pensare a cosa ci disse l'ultima volta in merito ai proprietari di CLC, Saarlos ecc...
"Diese Menschen sind zu dumm für den Hund.... sind die gleiche Personen di wollen auch ein Mercedes einkaufen, das Mehrheit von diese Menschen sind eine Scheisse...!"
Questo viaggio ci ha permesso di stare un po' con i suoi lupi, osservarli meglio, se poi per caso lo avremmo incontrato se avesse avuto piacere lo avremmo salutato, altrimenti sarebbe stato splendido comunque. Volevamo sederci nel bosco e respirare l'odore del bosco e della terra argillosa, ascoltare gli uccelli e il silenzio.
Come ha già descritto molto bene Katia, il Wolfspark è all'interno di un parco naturale, i lupi hanno recinti immensi, poterli vedere non è scontato, inoltre con il caldo i lupi rimangono volentieri all'ombra ed escono al crepuscolo, quindi non avevamo chissà che aspettative.

Questa volta ci ha accompagnato anche Fabrizio con Iago. Avendo portato anche Nyal e Afrika ci siamo dovuti giostrare per la gestione degli spazi, gestire due maschi adulti con una femmina, non è sempre semplice. Ma la cosa che ci è riuscita relativamente bene. 
Siamo arrivati a Merzig nel tardo pomeriggio, dopo esserci sistemati nel nostro appartamento, tra l'altro ci terrei a ringraziare pubblicamente i Signori Robert e Waltraud per la gentile disponibilità, per la cortesia. Come ho già detto in Germania gli animali sono molto benvoluti, sono accettati ovunque, dal negozio, alla libreria, al negozio di alimentari, al ristorante all'albergo.
Il nostro ristorante era chiuso, così andammo in un'altro li vicino, trascorremmo una piacevolissima serata in compagnia.

Il mattino ci siamo alzati presto in quanto essendo fresco c'era più possibilità di vedere i lupi, infatti appena scendemmo dall'auto, i lupi sentirono l'odore di Nyal Afrika e Iago; cominciarono ad ululare.
In un battibaleno i Timberwolf erano al confine della rete pronti ad affrontare eventuali intrusi.
Nyal e Afrika si comportarono diversamente dall'ultima volta, erano più tranquilli meno intraprendenti, come se avessero preso atto di non essere in casa loro, consapevoli della pressione esercitata da parte dei lupi. Questo mi ha sorpreso e nel contempo mi ha fatto piacere, infatti dimostra che ho dei cani consapevoli che sanno utilizzare la testa. Di conseguenza anche il comportamento dei lupi è stato diverso, sempre sull'attenti e pronti ad un eventuale scontro, ma più calmo rispetto all'ultima volta.
Dopo un attimo i lupi si ritirarono, improvvisamente... come se qualcosa o qualcuno li avesse chiamati. Guardando attentamente vedemmo che in mezzo al bosco c'era una ragazza che li stava chiamando, i lupi arrivavano e quest'ultima li accarezzava come se fossero gattini. Questa è la biologa collaboratrice di Werner Freund. Werner ha due collaboratori: Wolfgang che abbiamo incontrato la volta scorsa e questa ragazza. Pochi ma buoni.
Vedere i Timberwolf con la tempra di 5 minuti prima, essere accarezzati come cagnolini da compagnia da una ragazza, mi ha lasciata un po' basita. Fino ad un momento prima erano al confine del loro territorio intenzionati a difenderlo fino all'ultimo e dopo un attimo erano a farsi accarezzare. Nota bene accarezzare, non spupazzare come si vede oggi "picci picci...".
Continuammo il nostro giro, notammo molte cose, dalla vegetazione completamente cambiata ai lupi e al loro comportamento.
Nessuna traccia di Werner Freund, ma d'altra parte non ci aspettavamo di certo di incontrarlo, se lo si vuole vedere interagire con i suoi lupi si sa che si esibisce alle ore 16.00 la prima domenica del mese.
Verso mezzogiorno e mezza decidemmo di scendere a Merzig per andare a mangiare. Mentre andavamo alla macchina incontrammo Wolfgang, lo salutammo semplicemente e poi proseguimmo. L'ultima volta pensavamo fosse muto perchè non aveva proferito parola con nessuno, nemmeno quando domenica passammo a salutare nuovamente ci salutò. Si limitò a sorridere sotto i baffi.
Questa volta invece fu completamente diverso.
Lui ci guardò un attimo, appoggiò i secchi che aveva in mano per terra e si fermò salutandoci a sua volta, cominciò quindi a parlare, rimasi un po' sconcertata, non mi sarei mai aspettata che si sarebbe messo a chiacchierare. Si ricordava di noi, si parlò un po' del più e del meno, feci molta fatica capirlo, il tuo tedesco stretto con qualche inflessione dialettale era difficoltoso da capire, ma ce la feci.
Si ricordava di noi, ci chiese da dove è che venivamo esattamente dalla Svizzera perchè non si ricordava esattamente dove, ci chiese come stava il nostro branco, ecc... rideva e scherzava con noi.
Io e Katia eravamo sempre un po' perplesse. Katia mi fece notare le braccia di Wolfgang, piene di cicatrici... tutte storte, segni del suo tempo trascorso con i lupi di Werner.
Gli chiedemmo se il Signor Freund era in giro, lui ci disse: "Keine Ahnung... vielleicht kommt er am Nachmittag..."
Dovevamo andare, non volevamo disturbarlo oltre rubandogli del tempo, lo ringraziammo per la chiacchierata e ce ne andammo a fare pranzo.
Andammo a mangiare all'ormai "nostro" e rodato Ristorante Roma.
Il pomeriggio dopo una passeggiata al parco pubblico di Merzig, ci recammo nuovamente al parco per proseguire il nostro giro.
Come sempre facemmo un sacco di foto. Riuscimmo a vedere quasi tutti i lupi, tranne quelli Svedesi, la vegetazione era troppo fitta e nemmeno dalle torrette d'osservazione si vedeva nulla.
Alle 18.00 ci avviammo all'uscita, rivedemmo Wolfgang lo salutammo, lui venne verso di noi ancora per salutarci, volevamo prendere ancora qualche ricordo del parco, ma essendo Werner Freund una persona semplice che odia il consumismo, risulta impossibile trovare sui libri o souvenir in giro per la città, l'unica possibilità per comprare qualcosa è presentarsi la prima domenica del mese alle 16.00 quando entra pubblicamente nel recinto dei lupi, Wolfgang mette a disposizione un piccolo tavolo con libri e qualche piccolo souvenir. Allora su consiglio di Katia presi coraggio e gli chiesi se era possibile comprare ancora un libro e qualche ricordo. Lui molto gentilmente ci disse di si, e ci portò quello che aveva. Prima di andare via presi nuovamente coraggio e gli chiedemmo se per caso il Signor Freund era in giro, lui ci rispose: "sisi è dentro nella casetta", gli chiedemmo se era possibile fargli un saluto veloce. Wolfgang gli disse di aspettare che andava a chiedergli. Dopo un attimo rispuntò sulla soglia della casa e ci fece segno di entrare. Gli dissi che non osavamo visto che avevo Afrika con me, lui disse: "ma si dai... entra con il cane". In quel momento arrivò alla porta Werner, lo salutammo, come sempre ero emozionatissima. Anche lui si ricordava di noi. Come sempre di poche parole, ci chiese come stavamo, come andava con i nostri lupi, gli chiedemmo due o tre cose, lui fu gentile nelle risposte, lo trovai meglio rispetto al nostro ultimo incontro.
Non facemmo foto, volevamo solo stare un attimo con lui, parlare con lui, senza rompergli troppo le scatole.
Dopo un attimo, come era successo l'ultima volta, dopo due o tre frasi cadde il silenzio tra noi, Katia disse: "beh ora andiamo non disturbiamolo oltre... andiamo" allora Werner proseguì: "avete visto i lupi?" gli rispondemmo di si tranne quelli svedesi. Lui ci rispose: "fa troppo caldo per loro, rimangono all'ombra della vegetazione".
Ancora una volta cadde il silenzio... non volevamo andare oltre, facemmo per accommiatarci e ci disse: "bello che siete tornati, che ancora i giovani si interessano ai lupi... più tardi entro nel recinto dei lupi mongoli/euroasiatici..."
Non sapendo bene cosa rispondergli gli chiesi se ci entrava solo o se faceva qualcosa di particolare in vista di qualche visita. Lui disse: "nono... ci entro solo..."
Cadde di nuovo il silenzio, ancora una volta non volevamo tediarlo con la nostra presenza, allungammo la mano per salutarlo... ma lui proseguì, e ci ridisse: "più tardi vado dai lupi mongoli/euroasiatici..."
Gli chiesi se sapeva a che ora. E lui rispose: "Ich kann Sie die Zeit noch nicht sagen... ich weiss es noch nicht". D'altra parte i lupi non hanno l'orologio, vivono per l'attimo.

Parlammo ancora un po', lo ringraziammo per il suo tempo e per aver accettato di salutarci; nuovamente, per la terza volta facemmo per salutare lui si fermò per la terza volta e ci disse: "Non dovete ringraziarmi... quando si rinfresca entro nel recinto dei lupi euroasiatici..."
Non osai spingermi oltre. Werner ci aveva detto tre volte che sarebbe entrato nel recinto dei lupi, ma non mi aveva detto quando, nè tantomeno ci aveva fatto un invito specifico: "volete venire..." magari voleva semplicemente stare solo con i suoi lupi in stata pace senza nessuno in giro che gli rompesse le scatole, oppure voleva vedere se eravamo gente senza scrupoli che pur di rubargli qualche scatto con i lupi sarebbero disposti a tutto. Così non dicemmo nulla in merito, nè osammo chiedergli o fargli ulteriori domande. Gli chiesi se il giorno successivo era ancora al parco, ci disse di no.
Solo allora riuscimmo a salutarlo, eravamo invitati a cena da alcuni conoscenti del posto ed eravamo in ritardo mostruoso... e non potevamo intrattenerci oltre, ci diede la mano e ammiccò: "Massì dai; allora magari ci vediamo poi più in la... eh?"
Anche Wolfgang ci salutò, e piano piano tornammo verso casa.

Ancora una volta la visita al parco e l'incontro con Werner Freund ci aveva dato più di quello che avemmo osato immaginare. Come sempre facemmo le nostre riflessioni, con serenità, senza troppi perchè o troppe domande inutili.

Poterlo rivedere e nuovamente parlare con lui è stato davvero una grande fortuna. Lui così burbero, così "selvatico"...
Ancora una volta ci è stato dato molto, ma l'insegnamento più grande di Werner Freund, quello che forse Davide ha capito prima di tutti noi credo sia il seguente:

La natura, come pure altre cose che vanno oltre le nostre facoltà, è fatta così; ci sono cose che non puoi controllare, non possiamo avere il controllo su tutto... le cose nella vita succedono, ma non possiamo fare nulla per evitare che succedano o per far si che capitano!
Il controllo che ci fanno credere che esiste, il controllo che dobbiamo avere o che potremmo avere, è solo una mera e triste illusione. Quando riusciremo a capire questo vivremo molto meglio!

Una cosa che ho notato anche questa volta, nè Werner nè Wolfgang hanno tentato di toccare o accarezzare i cani o ci hanno fatto domande su di essi, oppure hanno voluto interagire con loro... niente di tutto questo.
Anche in aprile, quando Werner Freund entrò nel recinto dei lupi artici, non è entrato e li ha chiamati accarezzandoli o altro. Lui entra e i lupi se vogliono arrivano, sono i lupi che scelgono di interagire con lui, e a sua volta lui decide o meno se accettare l'interazione con loro oppure no. Questo è un atteggiamento rispettoso da leader! Questo non vuol dire che non gli importa nulla di Nyal Afrika e Iago, ma questo comportamento è infinitamente apprezzato da parte degli animali, soprattutto quelli che vogliono essere lasciati in pace.

Il rientro è sempre con un briciolo di nostalgia, rientrare vuol dire tornare alla vita frenetica di tutti i giorni, cercando ossessivamente quel controllo che non potremo mai avere... e accantonando in parte le risposte di Werner Freund, perchè nella nostra vita purtroppo non c'è più spazio per quei valori che c'erano una volta, che i lupi hanno saputo conservare gelosamente.

Forse ci ritorneremo, magari più in la come ha detto Werner. Per ora ecco a voi qualche scatto.